Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Storia · Storia del costume

Il tatuaggio: da marchio sociale a linguaggio di massa

Un segno nato come appartenenza, protezione o stigma e diventato espressione individuale, moda e costruzione dell'identità.

di Pierfrancesco Viti ·

Curiosità storica: il tatuaggio e il suo significato Il tatuaggio affonda le radici nella preistoria: usato da tribù antiche come segno di appartenenza, protezione o status, lo si ritrova tra i guerrieri Maori, in Egitto e persino sull’“Uomo del Similaun”. Nell’antica Grecia e a Roma, il tatuaggio aveva tutt’altro valore: marchiava schiavi, disertori e criminali, come segno infamante e permanente. Dal Medioevo fino all’età moderna, nelle corti europee, la pelle integra era considerata simbolo di purezza, nobiltà e autocontrollo.

L’eleganza classica preferiva ornamenti preziosi, ma temporanei, capaci di cambiare con il gusto e la moda, senza imprimere segni irreversibili sul corpo. Oggi, ciò che un tempo era stigma è diventato moda di massa, spesso spacciata per ribellione ma in realtà conforme a un’omologazione globale. In un mondo che si tatua e si perfora per sembrare libero, la vera libertà è non averne bisogno.

La pelle è nata libera: perché imprigionarla sotto inchiostro e metallo?

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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