Giustizia e diritto · Società e giustizia
Il valore della vita non può dipendere dalla vittima
L'indignazione pubblica perde credibilità quando seleziona le vittime secondo appartenenza, provenienza o convenienza politica.
di Pierfrancesco Viti ·
La vita è sacra. Tutta. O almeno così ci raccontano.
Poi però succede che un immigrato muore durante un'operazione di polizia e si scatena il finimondo: piazze, post indignati, accuse di razzismo, processi mediatici ancora prima di conoscere i fatti. Eppure quei poliziotti non erano lì per fare del male a qualcuno. Erano lì per svolgere il loro lavoro e garantire la sicurezza di tutti.
Anche a quelli incivili che spaccano vetrine, mettono a soqquadro le città e aggrediscono le stessw Forze dell'Ordine. In ogni caso saranno le indagini ad accertare eventuali responsabilità, ma una cosa è certa: non erano lì per uccidere. Ritengo invece curioso che, quando un immigrato sfregia una ragazza, la violenta o la uccide, la stessa indignazione sembri affievolirsi.
Niente cortei, niente lezioni di moralità, nessuna mobilitazione paragonabile. È questo che trovo insopportabile: l'indignazione a corrente alternata. La vita vale davvero allo stesso modo per tutti oppure dipende da chi è la vittima e da chi è il carnefice?
Se la risposta cambia in base all'ideologia, allora non state difendendo la vita. State difendendo una narrazione. Ed è impossibile non notare come, troppo spesso, nelle più gravi vicende di cronaca che sconvolgono il Paese, ricorra lo stesso denominatore: l'immigrazione fuori controllo.
Di questo, però, molti preferiscono non parlare. La vita è sacra. Tutta.
O almeno così ci raccontano. Poi però succede che un immigrato muore durante un'operazione di polizia e si scatena il finimondo: piazze, post indignati, accuse di razzismo, processi mediatici ancora prima di conoscere i fatti. Eppure quei poliziotti non erano lì per fare del male a qualcuno.
Erano lì per svolgere il loro lavoro e garantire la sicurezza di tutti. Anche a quelli incivili che spaccano vetrine, mettono a soqquadro le città e aggrediscono le stessw Forze dell'Ordine. In ogni caso saranno le indagini ad accertare eventuali responsabilità, ma una cosa è certa: non erano lì per uccidere.
Ritengo invece curioso che, quando un immigrato sfregia una ragazza, la violenta o la uccide, la stessa indignazione sembri affievolirsi. Niente cortei, niente lezioni di moralità, nessuna mobilitazione paragonabile. È questo che trovo insopportabile: l'indignazione a corrente alternata.
La vita vale davvero allo stesso modo per tutti oppure dipende da chi è la vittima e da chi è il carnefice? Se la risposta cambia in base all'ideologia, allora non state difendendo la vita. State difendendo una narrazione.
Ed è impossibile non notare come, troppo spesso, nelle più gravi vicende di cronaca che sconvolgono il Paese, ricorra lo stesso denominatore: l'immigrazione fuori controllo. Di questo, però, molti preferiscono non parlare.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.