Storia · Storia delle idee
La politica non deve rifare l’uomo
Le ideologie rivoluzionarie cambiano bandiere e parole d’ordine, ma condividono spesso la pretesa di cancellare il passato e ricostruire la società da zero.
di Pierfrancesco Viti ·
Sostenere che una forza politica possa ricostruire ciò che l’ideologia marxista e rivoluzionaria ha contribuito a demolire in Italia provoca ancora reazioni sorprendenti. Apriti cielo. Sono subito arrivati i democratici che, per difendere la democrazia, evocano gente “a testa in giù”, Piazzale Loreto e altre raffinate forme di confronto civile.
Una curiosa idea di libertà: puoi pensarla come vuoi, purché tu la pensi come loro. Poi ci sono quelli che spiegano che la mia laurea l’avrei probabilmente presa in Albania e che “un avvocato non può scrivere certe cose”. Chissà cosa succederebbe se sapessero che sono anche magistrato: probabilmente chiederebbero l'intervento immediato dell'ONU.
Il problema è che molti di questi severissimi professori conoscono fascismo, nazismo, comunismo e socialismo attraverso le categorie elementari della propaganda. Mussolini viene dal socialismo, non dal conservatorismo; il fascismo rompe con il marxismo, ma conserva una struttura fortemente statalista e collettiva, fondata sulla mobilitazione delle masse e sul primato della politica sull’individuo. Il comunismo lo farà in nome della classe, il fascismo in nome dello Stato e della Nazione, il nazismo in nome della razza: ideologie diverse e ferocemente nemiche, ma figlie della stessa pretesa rivoluzionaria di rifare l’uomo e la società attraverso la politica.
E c'è poi un dato storico che i professionisti dell'antifascismo dimenticano volentieri: il fascismo e il nazismo furono sconfitti in guerra; il comunismo sovietico collassò su se stesso. L'Asse fu battuto militarmente dagli Alleati e con quella sconfitta finirono quei regimi; l'Unione Sovietica, invece, ebbe altri quarantasei anni dopo il 1945 per dimostrare la validità del proprio modello e nel 1991 si dissolse senza che eserciti stranieri conquistassero Mosca. Il fascismo perse una guerra; il comunismo perse la prova della storia.
Ma per capire da dove venga questa comune tentazione di rifare il mondo bisogna andare ancora più indietro, al 1789. È con la Rivoluzione francese e soprattutto con il giacobinismo che prende forma politica l’idea secondo cui ciò che abbiamo ricevuto dal passato possa essere abbattuto e ricostruito da zero: autorità, tradizione, religione, famiglia, corpi intermedi, consuetudini. Burke aveva capito subito il pericolo: una società non è un foglio bianco sul quale ogni generazione può scarabocchiare la propria ideologia, ma un’eredità ricevuta da chi è venuto prima e da
PIERFRANCESCO VITI
consegnare a chi verrà dopo.
Quando parlo di recuperare uno spirito pre-rivoluzionario intendo proprio questo: non tornare indietro di tre secoli, ma tornare ad avere punti di riferimento che non cambiano a seconda della maggioranza del momento. Famiglia, fede, patria, parola data, responsabilità, autorità legittima, rispetto per chi ci ha preceduto e senso del limite. Il rivoluzionario vuole sempre costruire un uomo nuovo, perché considera quello esistente difettoso e il passato un peso da cancellare.
Io preferisco una politica molto più umile: non rifare l’uomo, ma ricordargli da dove viene, a cosa appartiene e cosa ha il dovere di lasciare a chi verrà dopo di lui. Quanto ai democratici della corda e del “testa in giù”, continuino pure. In fondo sono la migliore dimostrazione della mia tesi: cambiano le bandiere e le parole d'ordine, ma il rivoluzionario resta sempre convinto della stessa cosa, cioè che chi non pensa come lui debba essere prima rieducato e, se proprio insiste, possibilmente appeso.
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