Tradizione e identità · Storia e identità
Federico II e l'uso politico della storia
Ogni epoca sceglie i propri simboli: comprendere perché un sovrano medievale venga celebrato selettivamente rivela molto del presente.
di Pierfrancesco Viti ·
Mi sono chiesto spesso: perché proprio Federico II di Svevia è diventato, negli ultimi anni, l’eroe culturale di certa sinistra? Perché proprio un imperatore medievale, assolutista, che governava con pugno di ferro e senza troppe smancerie democratiche, viene oggi celebrato come "moderno", "laico", "aperto al mondo"? La risposta è semplice: perché fa comodo.
Serve a costruire il solito racconto. Quello del buon sovrano illuminato contro la Chiesa, contro la tradizione, contro il Medioevo “oscurantista” (che poi, guarda caso, è la stessa tradizione che certi ambienti non hanno mai sopportato). Federico fu sicuramente un grande sovrano, Tuttavia fa comodo dimenticare che lo stesso tassava duramente, reprimeva senza scrupoli, si circondava di una corte rigidamente gerarchica.
Fa comodo trasformarlo - attraverso decenni di letture ideologiche - in una specie di antesignano delle loro battaglie laiciste e globaliste. Un’operazione storicamente ridicola, ma politicamente molto funzionale. Non tutto viene per caso.
Dietro ogni mito “riscoperto” ci sono sempre delle mani che ne costruiscono la narrazione. Chi controlla il passato, lo piega per influenzare il presente. E non è un caso che certi "maestri di pensiero" ripetano sempre gli stessi copioni.
Vale per Federico II. Vale per tante altre figure. Vale sempre.
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