Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Tradizione e identità · Onore e appartenenza

Quando una stretta di mano valeva più di un proclama

La crisi della parola data racconta una perdita di fiducia che nessuna procedura può compensare interamente.

di Pierfrancesco Viti ·

Ci sono epoche in cui bastava un gesto, una stretta di mano, uno sguardo fermo. Non servivano proclami, né sovrapposizioni di bandiere. Bastava il senso dell’appartenenza.

Un tempo non troppo lontano, gli uomini giuravano lealtà a una causa, a un sovrano, a un ideale. E quel giuramento valeva più di mille parole. Oggi, in un’Italia confusa e spesso prigioniera delle stesse liturgie politiche di sempre, qualcuno ha avuto il coraggio di rompere il copione.

Roberto Vannacci ha deciso di mettere al centro valori ormai rari: coerenza, dovere, rispetto. E nel farlo ha mostrato che l’alternativa al teatrino c’è, ed è fatta di disciplina e scelte chiare. Ma chi davvero condivide questa visione - non solo a parole, ma nei fatti - sa che certe ambiguità, certe doppiezze tattiche, non possono trovare spazio.

Non se vogliamo davvero costruire qualcosa di nuovo. Perché lo sappiamo: non sarà il compromesso a cambiare l’Italia, ma il coraggio. E chi non è disposto a farsi da parte davanti a certe logiche consunte, dovrà almeno decidere se essere parte della svolta o restare tra le quinte del vecchio copione.

Per quanto mi riguarda, la linea è tracciata. E da lì non si torna indietro. Chi vuol marciare, marci.

Gli altri restino a guardare. Ci sono epoche in cui bastava un gesto, una stretta di mano, uno sguardo fermo. Non servivano proclami, né sovrapposizioni di bandiere.

Bastava il senso dell’appartenenza. Un tempo non troppo lontano, gli uomini giuravano lealtà a una causa, a un sovrano, a un ideale. E quel giuramento valeva più di mille parole.

Oggi, in un’Italia confusa e spesso prigioniera delle stesse liturgie politiche di sempre, qualcuno ha avuto il coraggio di rompere il copione. Roberto Vannacci ha deciso di mettere al centro valori ormai rari: coerenza, dovere, rispetto. E nel farlo ha mostrato che l’alternativa al teatrino c’è, ed è fatta di disciplina e scelte chiare.

Ma chi davvero condivide questa visione - non solo a parole, ma nei fatti - sa che certe ambiguità, certe doppiezze tattiche, non possono trovare spazio. Non se vogliamo davvero costruire qualcosa di nuovo. Perché lo sappiamo: non sarà il compromesso a cambiare l’Italia, ma il coraggio.

E chi non è disposto a farsi da parte davanti a certe logiche consunte, dovrà almeno decidere se essere parte della svolta o restare tra le quinte del vecchio copione. Per quanto mi riguarda, la linea è tracciata. E da lì non si torna indietro.

Chi vuol marciare, marci. Gli altri restino a guardare.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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