Politica e istituzioni · Immigrazione e identità
Il multiculturalismo come tregua permanente
Una società non nasce dalla semplice compresenza di gruppi: richiede lingua pubblica, regole comuni e un nucleo di lealtà condivise.
di Pierfrancesco Viti ·
IL MULTICULTURALISMO NON È UNA SOCIETÀ. È UNA ZONA DI TREGUA. La Patria non è uno slogan.
La Nazione non è un indirizzo di residenza. Sono strutture profonde: lingua, memoria, legge, costumi, senso del giusto e dell’ingiusto. Sono ciò che permette a persone sconosciute di fidarsi, rispettarsi, sacrificarsi, sentirsi parte di qualcosa.
Il multiculturalismo nasce da un errore di fondo: crede che culture diverse possano convivere senza una gerarchia di valori comuni. Ma una società senza una scala condivisa di valori non è una società: è solo una tregua temporanea tra tribù di persone diverse. Ogni cultura porta con sé un’idea di famiglia, autorità, donna, educazione, onore, sacro, colpa, giustizia.
Quando queste cose non coincidono, non “si arricchiscono”. Entrano in conflitto strutturale. L’uomo reale non è astratto, neutro e intercambiabile.
È radicato, narrativo, simbolico. Se togli l’identità comune, resta il vuoto. E il vuoto non produce pace: produce frattura.
Ospitare è una virtù. Ma ospitare non significa cancellare la propria casa. Significa: “Tu sei il benvenuto, ma questa è la nostra casa, con le sue regole, la sua lingua, i suoi valori.” Non è esclusione.
È ordine. E senza ordine non c’è convivenza. C’è solo una tregua armata.
L'ideologia del multiculturalismo (come d'altronde quella del comunismo) è fallita. È impraticabile. Bisogna prenderne atto e agire di conseguenza per preservare e difendere la nostra Patria, la nostra Nazione, la nostra cultura, la nostra casa e le nostre famiglie.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.