Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Politica e istituzioni · Cultura politica

La destra che ha smesso di essere una caricatura

Lo studio, la preparazione e la conoscenza delle istituzioni sottraggono la destra al folklore nel quale i suoi avversari preferivano confinarla.

di Pierfrancesco Viti ·

Sapete perché la destra di oggi mette in agitazione certa sinistra? Perché non è più la destra folkloristica che loro raccontavano per sentirsi superiori. È una destra preparata, colta, formata da persone che studiano, che conoscono la storia, le lingue, le istituzioni, e che soprattutto non hanno paura di dire la verità anche quando non è comoda.

Il loro problema è semplice: non possono più bollare la destra come un gregge di ignoranti. Quella narrazione è saltata. E quando ti crolla l’alibi culturale, il resto barcolla.

E qui entra in gioco la figura che più di tutte rompe lo schema: il Generale Roberto Vannacci. Un uomo che sa argomentare senza alzare la voce, risponde punto su punto, parla fluentemente cinque lingue, padroneggia i dossier, cita fonti, dati, esempi, tiene testa a chiunque, dai professori universitari ai giornalisti più aggressivi. Non è il “bersaglio perfetto” che la sinistra vorrebbe.

È l’avversario che non avevano previsto. E quindi li spaventa. Ma c’è un dettaglio ancora più interessante, e molti fingono di non vederlo: Vannacci fa paura soprattutto al centrodestra.

Perché non devono difendersi solo dalle critiche della sinistra... devono difendersi da un uomo che non gli deve nulla. Uno che non cerca la poltrona, che non è ricattabile dalle lobby delle solite sale stampa, che non chiede permesso a nessuno per dire ciò che pensa. La politica italiana vive di equilibri fragili, di carri addobbati e di amicizie a tempo.

E quando arriva uno che non ha bisogno del loro sistema per esistere, la tensione sale. La verità è semplice: chi rompe i dogmi dà fastidio più agli amici che ai nemici. Vannacci rappresenta questa nuova destra che avanza: una destra elegante, che studia, che legge, che conosce, che non teme lo scontro culturale.

E questo, oggi, è l’unico vero tabù per chi ha vissuto per anni con il monopolio dell’“intelligenza”. Ecco perché urlano, attaccano e tremano. Non stanno combattendo un uomo.

Stanno combattendo la fine della loro narrazione. Pierfrancesco Viti

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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