Politica e istituzioni · Giustizia e sicurezza
La pena deve proteggere anche gli innocenti
La funzione rieducativa non può oscurare certezza della pena, prevenzione e tutela delle vittime e della collettività.
di Pierfrancesco Viti ·
In uno Stato che vuole definirsi serio, la priorità non può essere quella di restituire prima possibile la libertà a chi si è macchiato di reati violenti. La priorità deve essere la tutela delle vittime e la sicurezza dei cittadini. Per chi commette stupri, omicidi, rapine violente e altri delitti contro la persona, le pene devono essere certe, effettive e scontate fino in fondo.
La funzione rieducativa della pena è un principio costituzionale, ma non può trasformarsi in una continua riduzione della sanzione, fino a svuotarne il significato. E mentre si invocano nuovi benefici per i detenuti, chi pensa agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria? Lavorano ogni giorno in istituti sovraffollati, tra aggressioni, carenze di organico e condizioni spesso al limite della sopportazione.
Sono loro, troppo spesso, gli invisibili del sistema. È tempo di cambiare rotta: - pene più severe per i reati violenti; - drastica limitazione dei benefici penitenziari per i responsabili di delitti particolarmente gravi; -più risorse, più tutele e più strumenti per la Polizia Penitenziaria; -carceri che tornino a essere luoghi di espiazione della pena, non anticamere della libertà. Per anni si è ripetuto "Nessuno tocchi Caino".
Ma uno Stato giusto deve ricordarsi, prima di tutto, di Abele. Delle vittime, delle loro famiglie e di tutti quei cittadini che hanno diritto a vivere in una società in cui la certezza della pena sia una realtà.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.