Politica e istituzioni · Storia e strategia
La politica ha ancora bisogno dei triarii
L’antica legione romana insegna che il valore degli uomini conta quanto il momento nel quale vengono impiegati.
di Pierfrancesco Viti ·
Nella legione manipolare dell'antica Repubblica Romana, i Generali disponevano la fanteria su tre linee. Davanti gli hastati, i più giovani. Dietro i principes, uomini più maturi ed esperti.
In terza linea i triarii: una sorta di elitè scelta che normalmente non veniva impegnata all’inizio dello scontro. Non era casuale. Il passaggio dalla vecchia formazione falangitica all’ordinamento manipolare introdusse un principio molto più raffinato: le forze migliori non dovevano necessariamente sostenere il primo urto.
Dovevano essere disponibili quando la battaglia avesse mostrato il suo vero volto. Gli hastati prendevano contatto. Se non bastavano, entravano i principes.
Solo quando la situazione diventava davvero seria si arrivava ai triarii. Da qui il celebre detto romano: res ad triarios rediit — «si è arrivati ai triarii». Perché un buon comandante non considera soltanto il valore degli uomini che possiede.
Considera soprattutto il momento nel quale decide di impiegarli. Duemila anni dopo, è ancora una discreta lezione di strategia.
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