Politica e istituzioni · Politica e rapporti umani
La politica mette alla prova le amicizie
Consenso, convenienza e vicinanza personale non coincidono: il tempo distingue le alleanze autentiche dalle frequentazioni opportunistiche.
di Pierfrancesco Viti ·
In politica impari presto che non tutti quelli che ti stringono la mano sono tuoi amici. C’è chi si avvicina per convenienza, chi per interesse, chi perché pensa di poterti usare. E poi ci sono quelli che sorridono davanti e lavorano dietro, incapaci perfino di sostenere uno sguardo diretto.
Però una cosa l’ho sempre mantenuta: rispetto ed educazione. Con tutti. Anche con persone che, umanamente, forse non meritavano nulla.
Perché il rispetto non è debolezza. È stile. È controllo.
È misura. Ma vale una regola semplice: io rispetto chi rispetta. Esiste una differenza enorme tra un avversario e una persona senza onore.
L’avversario leale è rispettabile anche quando perde. Perché ha il coraggio del confronto, ci mette la faccia, sostiene le proprie idee e accetta il peso delle conseguenze. A quello si riconosce l’onore delle armi.
Poi esiste la categoria peggiore. Quelli che non avendo valore, idee, cultura, intelletto o risultati da mettere a confronto, iniziano a usare colpi bassi. Sfruttano questioni personali, parlano dietro, insinuano, manipolano, cercano scorrettezze e piccoli sotterfugi pur di colpire l’altro senza affrontarlo davvero.
Sono quelli che evitano il confronto diretto perché sanno, nel profondo, di non essere in grado di reggerlo. E allora provano a sporcare ciò che non riescono a superare. Ma chi usa scorrettezze per vincere, in realtà ha già perso.
Perde nello stile. Perde nella dignità. Perde nel carattere.
E quasi sempre finisce anche per perdere miseramente nella vita. Perché il tempo divide sempre gli uomini in due categorie: quelli che possono camminare a testa alta... e quelli costretti a vivere di sotterfugi, rancore e piccole miserie.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.