Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Politica e istituzioni · Politica

Vannacci, il soldato politico e il coraggio di cambiare le regole

Una visione politica autentica nasce dall’incontro tra pensiero, carattere e azione, non dalla semplice amministrazione dell’esistente.

di Pierfrancesco Viti ·

Julius Evola, parlando di Weltanschauung, distingueva la semplice cultura intellettualistica dalla visione del mondo: qualcosa che non vive soltanto nei libri, ma informa il carattere, la volontà e l’azione. Per questo poteva essere più salda in un soldato che in un professore. È una chiave interessante per comprendere Roberto Vannacci.

Il suo tratto distintivo non è semplicemente essere un generale entrato in politica. È tentare di portare nella politica una visione organica, nella quale identità, sovranità, sicurezza, famiglia, tradizione e interesse nazionale non siano capitoli separati, ma parti di una stessa concezione dell’Italia. Ed è esattamente ciò che emerge dal BIP di Futuro Nazionale.

Molti lo stanno liquidando con una formula apparentemente definitiva: “è un programma irrealizzabile”. Ma questa obiezione contiene un equivoco enorme. Il BIP non si presenta come un decreto-legge da approvare lunedì mattina.

Indica espressamente un orizzonte di due legislature, dieci anni, e si definisce una base ideologica e programmatica destinata a essere ulteriormente sviluppata. Naturalmente alcune proposte, nell’ordinamento vigente, incontrano ostacoli seri. La preferenza per i cittadini italiani nell’accesso a determinate prestazioni sociali, per esempio, deve confrontarsi con la giurisprudenza costituzionale e con le norme europee sulla parità di trattamento dei soggiornanti di lungo periodo.

Ma da questo a dire “non si può fare” passa una distanza enorme. Una sentenza può dichiarare illegittima una determinata disciplina, non cancellare dalla politica il potere di ripensare complessivamente il sistema, individuare criteri differenti, modificare la legislazione e, quando necessario e consentito, intervenire sulle stesse regole di rango superiore attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento. La Costituzione stessa contempla il procedimento di revisione costituzionale.

Lo stesso vale per l’immigrazione. Liquidare la proposta di selezionare diversamente i flussi con un semplice “lo vieta l’articolo 3” è giuridicamente troppo elementare. La stessa Corte costituzionale riconosce al legislatore ampia discrezionalità nella regolamentazione dell’ingresso e del soggiorno degli stranieri, pur precisando che essa deve rispettare ragionevolezza, proporzionalità e diritti fondamentali.

PIERFRANCESCO VITI

Questo non significa che qualsiasi criterio immaginabile sia automaticamente legittimo. Significa però che la politica migratoria esiste proprio perché lo Stato può stabilire criteri, condizioni e priorità negli ingressi, entro i limiti costituzionali, europei e internazionali. Il programma di Futuro Nazionale propone, tra l’altro, di privilegiare nei flussi Paesi a maggioranza cristiana insieme ad altri parametri.

Sarà compito dei giuristi trasformare quell'indirizzo politico in strumenti normativi capaci di superare il vaglio delle Corti. È esattamente a questo che servono un Parlamento e un Governo. Ed è qui che ritorna la differenza tra l’intellettuale e il soldato politico.

L’intellettuale del sistema guarda l’ordinamento presente e dice: “Non si può.” Il politico autentico dovrebbe invece domandarsi: “È giusto? È utile alla Nazione? E, se lo è, attraverso quali strumenti possiamo renderlo possibile?” Naturalmente esistono limiti che nessuna maggioranza può ignorare.

Ma trasformare ogni vincolo vigente in un dogma eterno significherebbe negare la politica stessa. Se avessimo applicato questo criterio nella storia, nessuna grande riforma sarebbe mai stata possibile: ciò che esisteva ieri sarebbe diventato automaticamente ciò che doveva esistere domani. Ed è proprio qui che, a mio avviso, si comprende meglio Vannacci.

Il soldato politico non riceve l’ordine dall’esistente. Parte da una visione del mondo, stabilisce una direzione e cerca gli strumenti per raggiungerla. Poi sarà giudicato sui risultati, sulla coerenza e sulla capacità di trasformare l’Idea in istituzioni.

Perché una Weltanschauung senza azione diventa accademia. Ma un’azione senza Weltanschauung diventa opportunismo. La politica vera comincia quando pensiero, carattere e azione tornano finalmente a marciare nella stessa direzione.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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