Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Tradizione e identità · Tradizione

La rivoluzione necessaria è contro la Rivoluzione

Burke comprese che una civiltà si dissolve quando recide la continuità tra eredità, dovere e responsabilità verso le generazioni future.

di Pierfrancesco Viti ·

La vera rivoluzione del nostro tempo è contro la Rivoluzione. Per oltre due secoli ci hanno insegnato a considerare la Rivoluzione francese come il momento più alto della libertà. Edmund Burke, invece, vi scorse l'inizio della dissoluzione dell'Europa.

Mentre molti celebravano il trionfo della ragione, Burke vide la sostituzione della saggezza con l'ideologia. Mentre si proclamavano i diritti dell'uomo, egli osservava il tramonto del dovere, dell'onore e della responsabilità. Mentre si prometteva l'uguaglianza, si preparava il Terrore; mentre si parlava di libertà, si inaugurava la ghigliottina come strumento politico.

La Rivoluzione non abbatté soltanto un Re. Abbatté il principio stesso della continuità storica. Sostituì la cavalleria con il fanatismo, la lealtà con il sospetto, la tradizione con l'astrazione, l'autorità con la piazza.

Da allora l'Europa ha iniziato a credere che ogni generazione possa rifondare la società distruggendo quella precedente. Quando Burke scrive che "l'età della cavalleria è finita", non rimpiange semplicemente un'aristocrazia. Rimpiange una civiltà nella quale la forza era ancora temperata dall'onore, il potere era limitato dal dovere e perfino il nemico conservava una dignità che nessuna folla avrebbe potuto calpestare.

È forse questa la ragione per cui figure come Roberto Vannacci suscitano oggi un consenso che va oltre la politica. Per molti rappresentano il rifiuto di un'eredità culturale che, dal 1789 in poi, ha progressivamente sostituito identità, merito, fedeltà, patria e tradizione con un'idea di società fondata sulla rottura permanente e sull'abbattimento di ogni riferimento storico. La vera rivoluzione del XXI secolo non consiste nel continuare a demolire ciò che resta della nostra civiltà.

Consiste nell'avere il coraggio di ricostruirla. Non inventando un uomo nuovo, ma riscoprendo uomini antichi: capaci di onore, di disciplina, di parola data e di sacrificio. Perché una civiltà non muore quando perde una guerra.

Muore quando smette di credere che esistano valori più alti dell'interesse individuale. Ed è proprio da quel momento, secondo Burke, che iniziò il lungo tramonto dell'Europa. La cavalleria non è morta: attende solo uomini degni a farla rivivere.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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